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Check-in ospiti: quali dati del documento la legge ti obbliga a raccogliere (e quali sul documento non ci sono)

2026-08-049 min read

Check-in ospiti: quali dati del documento la legge ti obbliga a raccogliere (e quali sul documento non ci sono)

Quello che quasi nessuna guida al check-in dice apertamente: il documento d'identità non contiene i dati che la legge ti chiede. La schedina di Alloggiati Web vuole cognome, nome, sesso, data e luogo di nascita, cittadinanza, tipo, numero e luogo di rilascio del documento, più le date di arrivo e partenza e la tipologia di alloggiato (ospite singolo, capofamiglia, capogruppo, familiare, membro del gruppo). Le date e la tipologia non sono stampate su nessuna carta d'identità del mondo: escono dalla tua prenotazione e dalla composizione del gruppo. Un processo costruito sull'idea di "fotografo il documento e sono a posto" è incompleto per costruzione.

E per chi gestisce anche immobili in Spagna il divario è ancora più netto: l'Allegato I del Real Decreto 933/2021 elenca circa quattordici dati del viaggiatore, di cui la carta stampata ne fornisce sei. Email, telefono, residenza, grado di parentela quando viaggia un minore, forma di pagamento: tutto da chiedere. E dal 17 giugno 2025 l'autorità spagnola per la protezione dei dati ha chiarito che conservare una copia del documento non è un modo valido di adempiere, perché tratta dati eccedenti (foto, CAN, scadenza, nomi dei genitori) e comunque non copre tutti i campi richiesti.

Di seguito la divisione campo per campo e la procedura che regge sia il controllo della Questura sia quello sulla privacy.

Cosa chiede davvero Alloggiati Web

I dati obbligatori della schedina sono:

  • Cognome e nome
  • Sesso
  • Data e luogo di nascita
  • Cittadinanza
  • Tipo di documento (carta d'identità, passaporto, patente per i casi ammessi)
  • Numero del documento
  • Luogo di rilascio del documento
  • Data di arrivo e giorni di permanenza
  • Tipologia di alloggiato, con i codici assegnati dal portale: 16 ospite singolo, 17 capofamiglia, 18 capogruppo, 19 familiare, 20 membro del gruppo

Classificali per origine. Si leggono dal documento: cognome, nome, sesso, data e luogo di nascita, cittadinanza, tipo, numero e luogo di rilascio. Non si leggono da nessuna parte: date di arrivo e permanenza, e soprattutto la tipologia di alloggiato, che dipende da come è composto il gruppo che hai davanti.

È proprio la tipologia il campo che genera più schedine sbagliate. Una famiglia di quattro persone non sono quattro ospiti singoli: è un capofamiglia (17) più tre familiari (19). Un gruppo di amici è un capogruppo (18) più membri (20). Sbagliare il codice non è un dettaglio estetico, è un dato errato in una comunicazione all'autorità di pubblica sicurezza.

Termini: 24 ore, e 6 se il soggiorno è breve

L'articolo 109 del TULPS impone di comunicare le generalità degli alloggiati all'autorità di pubblica sicurezza entro ventiquattro ore dall'arrivo. Se il soggiorno non supera le 24 ore, il termine scende a 6 ore. Il canale è il portale Alloggiati Web della Polizia di Stato.

La sanzione passa dall'articolo 17 del TULPS: arresto fino a tre mesi o ammenda fino a 206 euro. È un profilo penale, non una semplice multa amministrativa, e questo è il motivo per cui la responsabilità resta in capo al gestore anche quando il check-in materiale lo fa un collaboratore o un'agenzia.

Per confronto, se gestisci anche fuori dai confini: la Spagna dà 24 ore dall'ingresso tramite la piattaforma SES.Hospedajes, obbligatoria per tutte le strutture professionali dal 2 dicembre 2024, con sanzioni che per le violazioni gravi arrivano fino a 30.000 euro; il Portogallo dà 3 giorni lavorativi tramite SIBA, ma solo per gli ospiti stranieri. Se usi un unico modello di check-in per più paesi, tarallo sul caso più stretto: Italia e Spagna vogliono tutti gli ospiti, il Portogallo solo gli stranieri. Il funzionamento del portale spagnolo è descritto qui: Registrazione viaggiatori in SES.Hospedajes: la guida 2026.

Minori: dati sì, firma no

In Italia i minori vanno comunicati come gli altri alloggiati, con il codice di tipologia che li lega al capofamiglia o al capogruppo. La regola spagnola è più esplicita e vale la pena conoscerla se operi anche lì: l'articolo 4 del RD 933/2021 fissa la soglia a quattordici anni. Chi ha più di quattordici anni firma personalmente il modulo di ingresso; per i più piccoli i dati li fornisce l'adulto che li accompagna, e l'Allegato I richiede il grado di parentela. Il minore non firma e non deve esibire un documento proprio, ma non sparisce dal registro. Ometterlo è l'errore classico delle prenotazioni familiari.

Conservazione: i dati sì, l'immagine no

Qui sta il punto che quasi nessuno mette per iscritto. Le ricevute di invio delle schedine vanno conservate, e in Spagna il registro informatico va conservato tre anni dalla fine del servizio (articolo 5 del RD 933/2021). Ma la copia del documento è un oggetto diverso, con una regola diversa: la nota AEPD del 17 giugno 2025 dice che non è consentito richiedere né conservare una copia del documento d'identità per adempiere all'obbligo di registro. L'alternativa raccomandata dal regolatore è concreta: predisporre un modulo con i dati richiesti e verificarli di persona con il documento ufficiale alla mano.

Lo stesso principio di minimizzazione del GDPR vale in Italia. Se hai una cartella con scansioni di passaporti delle scorse stagioni, quella cartella è oggi la tua esposizione più grande, e si risolve con una politica di cancellazione, non con una password migliore. Il ragionamento e la sequenza di pulizia sono qui: Come conservare le copie dei documenti dei clienti senza violare il GDPR.

Una procedura di check-in che regge entrambi i controlli

  1. Acquisisci il documento una volta sola, al check-in. Foto o scansione, tua o inviata dall'ospite. È una copia di lavoro che dura minuti, non stagioni.
  2. Estrai automaticamente i campi anagrafici. Cognome, nome, sesso, data e luogo di nascita, cittadinanza, tipo, numero e luogo di rilascio. Trascriverli a mano è la fabbrica degli errori.
  3. Aggiungi i campi che il documento non ha. Data di arrivo, giorni di permanenza, tipologia di alloggiato con il codice corretto per ciascun componente del gruppo.
  4. Verifica con il documento fisico davanti all'ospite. È il passaggio che sostituisce la conservazione della copia.
  5. Invia entro il termine: 24 ore, oppure 6 se il soggiorno è più corto di un giorno.
  6. Conserva la ricevuta di invio. Cancella l'immagine.

Il punto 6 è quello che tutti saltano ed è il più economico da automatizzare: una regola che elimina le immagini appena i campi sono stati estratti e validati trasforma un passivo che cresce da solo in un non-problema.

Dove finisce davvero il tempo

Una prenotazione familiare da sei persone sono sei documenti, otto campi ciascuno, trascritti a mano al banco o da una chat WhatsApp alle undici di sera: quasi cinquanta dati prima ancora di aprire il portale, per un solo arrivo. Moltiplica per la tua occupazione e il costo della conformità smette di essere una questione giuridica e diventa una questione di organico. La stessa aritmetica che abbiamo fatto sulla burocrazia di un'agenzia si trasferisce quasi identica: Quante ore al mese perde davvero la tua agenzia in scartoffie.

La parte automatizzabile è stretta e ben definita: trasformare l'immagine del documento nei campi strutturati, in pochi secondi, così che il tempo umano vada sulla tipologia di alloggiato, sui dati del soggiorno e sulla verifica di persona che il regolatore vuole davvero. La stessa logica di estrazione la usano le agenzie immobiliari per l'identificazione dei clienti: Guida immobiliare: automatizzare KYC e identificazione clienti via WhatsApp.

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